Parliamo tanto del 1948. Mi accorgo che lascio memoria di questo anno a una generazione nata  e ormai maturata (ha 18 anni!) nel III millennio. Ho sempre rimpianto di non avere intervistato per iscritto le generazioni che mi hanno preceduto. Ho sempre rimpianto di non avere una loro testimonianza scritta o vocale. Lo faccio io, di mia spontanea volontà, anche se non può interessare. Io in questo III millennio morirò, sentite quindi come si viveva nell’ultimo secolo del II millennio.

Che non ci fosse ascensore  neanche negli appartamenti borghesi come era quello dove abitavo io, l’ho già detto, ma non vi ho detto che Corso Principe Amedeo, divenuto poi, dopo la liberazione Corso Italia, fosse aperto al traffico non l’ho ancora detto. Traffico che non era traffico  perchè le macchine erano poche e si contavano sulla punta della dita. Mi ricordo ancora che passava il carro trainato dai cavalli da tiro, che avevano la stalla in un vicolo dopo Piazza Saffi. Corso Italia veniva chiuso al traffico solo la domenica per dare modo alla popolazione di fare esibizione di sè prima di andare a messa a mezzogiorno nel Duomo, dove si riuniva tutta la borghesia ben pensante. La Messa grande era anche luogo di esibizionismo, di “scapellamenti”, di pellicce, di capellini da modista; qualche volta si pregava. Ma la domenica non si rinunciava allo “struscio” e poi alla messa con relativa sosta al Bar Splendid, c’è sempre o al Grande Italia dove adesso fa bella mostra di sé la Cassa di Risparmio un tempo di Savona ora di Genova. Mi ricordo anche il carretto dei pesci che passava al venerdì, credo che fosse Natalina che lo guidava e gridava sul Corso : “Miae che belle anciue!”.(guardate che belle acciughe). Questa era la Savona del 48 miei giovani amici. Questa è la città che ricordo.