Insegnante politico

Ho fatto l’insegnante dal 1971. Per scelta.  La mia vita è segnata, almeno nei primi anni, dalla più piatta normalità. Non mi sono drogato, non ho mai rischiato la vita in moto perché non ho mai voluto moto, ho fatto sport per divertirmi non ho mai pensato di farlo da professionista, ho mangiato bevuto regolarmente, non sono neanche stato figli dei fiori. Nel 68 assistevo criticamente al movimento, ma da lontano. Ero figlio di medico, ma non di quegli industriali alla Tersilli, macché anche qui sono banale, mio padre lavorava all’INAIL. Mia madre era casalinga. Anche come famiglia eravamo banali perché eravamo in quattro numero canonico allora: mamma, papà, io e mia sorella, cioè una famiglia con due figli di sesso diverso maschio e femmina, la “coppietta”, come si usava allora. Forse l’unica cosa anormale è che né mio padre né mia madre avevano amanti, come si usava allora, ma su questo non posso metterci la mano sul fuoco. Quindi ho scelto di fare l’insegnante per due motivi: perché potevo scegliere liberamente a differenza di tanti che erano obbligati a entrare in fabbrica senza andare all’Università perché la famiglia non se lo poteva permettere; perché l’insegnamento mi dava tutto il tempo libero per dedicarmi a me stesso. Ho sempre pensato infatti che la vita di un uomo debba essere divisa in un momento di lavoro sociale e in un momento di tempo libero. Questo per quei pochi che possono scegliere liberamente. Quindi dal 1971 ho insegnato Greco e Latino più tardi Italiano e Latino ai due Licei della Provincia di Savona: il Liceo Classico Scientifico “Calasanzio” di Carcare (era all’avanguardia già allora poiché riuniva due Licei come sarebbe capitato a tutti i Licei in seguito); il Liceo Scientifico” Orazio Grassi” di Savona. Mi è sempre piaciuto insegnare tant’è che poi, smessi i panni dell’autore nel 2007 non per volontà, ma per malattia, ho ripreso il mestiere all’Università, come contrattista chiamato dalla Professoressa Augusta Molinari.